Mio nonno era lo zio di tutti. Zì Mimì. E’ così che tutti lo chiamavano, è con quel nome che tutti lo conoscevano. E’ morto oggi, dieci anni fa. Ricordo il funerale di mio nonno. Era stracolmo di gente, e la processione dalla Piazza al Camposanto sembrava quella del sei agosto, quella di San Donato. Essendo Novembre in paese non c’era molta gente. Erano tornati in tanti apposta per salutare mio nonno. In fondo era lo zio di tutti, e dunque quel giorno tanti nipoti erano li. Il fatto è che mio nonno era proprio simpatico. Era una di quelle persone che quando le guardi ti ispirano fiducia, ti mettono buon umore. Mi nonno è morto in una clinica di Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara. Quando siamo arrivati da Milano siamo andati direttamente là, senza passare da casa. E naturalmente vi abbiamo trovato tutti gli altri parenti. Immaginate la scena. Tutti che si abbracciano senza nemmeno parlarsi. Tutti con gli occhi lucidi, qualche cugina e qualche zia che piange. Qualcuno muto guarda la bara. La mia mamma era disperata. Io sono andato a guardare mio nonno: vi giuro che aveva la solita faccia serena. E poi era bello. Elegante come piaceva a lui. Si perché mio nonno era molto attento alla sua immagine: era figlio dei nostri tempi, oltre che dei suoi. Mi pare di ricordare che fui io a dire di appuntargli sulla giacca la sua adorata spilla d’oro di Grande Invalido del Lavoro, guadagnatasi scavando gallerie in giro per l’Italia degli anni trenta quaranta e cinquanta. Ne era davvero orgoglioso. La lucidava di continuo, sfregandola sui pantaloni. Tanto da rovinarli. Ora la vorrei avere io quella spilla, quasi mi pento di non averla chiesta per me. Ma non fa niente, va bene così. Torniamo a quel Novembre di dieci anni fa. L’ambiente era più che triste. Non so come dire, ma per me, ed anche per i miei cugini, era quasi angosciante vedere i nostri zii e genitori piangere tutti insieme. Niente di melodrammatico, in ogni caso. Solo un’immensa tristezza. Poi è successo una cosa strana, che ricorderò per tutta la vita. Io ero appoggiato coi gomiti sulla bara aperta, e guardavo mio nonno. Non pensavo a niente di particolare. Lo guardavo e basta. Poi anche mio cugino è venuto li, e con i gomiti appoggiati anche lui ha iniziato a ricordare alcune delle cose che faceva o diceva nostro nonno. E molte erano proprio divertenti. Ad uno ad uno anche altri cugini e cugine e le nostre sorelle sono venuti a chiacchierare con noi di queste cose. Tutti appoggiati alla bara. Badate, appoggiati, non intorno o vicino. Eravamo quasi dentro anche noi con le nostre teste. E sempre parlando di quello che aveva fatto o detto il nonno in certe circostanze, si è creata un’atmosfera più serena. Perché mio nonno di cose buffe e divertenti, ne aveva fatte e dette un bel po’. Sulla sua trasferta in Abissina, allora colonia del Regno, oggi Etiopia. Sul lavoro in giro per l’Italia, vivendo in baracche di emigranti insieme a tanti paesani. Sulla guerra, in Grecia. Sulla prigionia, in Germania. E sulla pace al suo ritorno. Alla fine del suo lungo viaggio eravamo li, quasi tutti i suoi nipoti, che ricordavano il loro nonno nella maniera che credo lui avrebbe apprezzato di più. A furia di ricordare aneddoti alla fine stavamo proprio ridendo, tanto che pensai “ora ci sgridano, che razza di veglia è questa?”. In effetti non so se fosse proprio una veglia, forse era solo un saluto. Ad ogni modo nessuno ci sgridò. Anzi, mia madre, tempo dopo, mi disse che era stato bello vederci tutti lì, intorno al nonno. E’ che gli volevamo un gran bene, come lui ne voleva a noi. Ognuno di noi è stato scarrozzato varie volte sulla sua bicicletta: la bicicletta a colori, come la chiamava lui. Ma questa è un’altra storia. Quello che voglio dire ora è che per me lui era speciale. Per me era di più, era il numero uno. Per me era un eroe. Per tutti era Zì Mimì, ma per me era Nonno Emilio.
martedì, novembre 08, 2005
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1 commento:
E' un nonno fortunato,nonno Emilio.
Ha avuto un nipote come te.
Leggendo questo port mi è venuto in mente il nonno mio,Enrico.
Anche lui per me è stato un eroe.
Forse un giorno scriverò qualcosa su di lui.
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