venerdì, ottobre 14, 2005

Sempre più fuori moda

La cercavo da un po’. Una bella borsa verdone stinto, fatta in quella tela robusta, modello prima guerra mondiale. L’ho trovata a Budapest, in quello che la guida dei miei compagni di viaggio definisce il più grande mercato delle pulci dell’Europa centrale. E non è piccolo infatti. Peccato solo che quel giorno parecchi mercanti avessero deciso di non esercitare. Tra quelli aperti però abbiamo girato parecchio. Ed alla fine l’ho trovata. Non è stato facile, perché, vedete, non è una normale borsa, in cui ognuno può mettere ciò che vuole. O meglio, originariamente non lo era. In effetti questa borsa è stata progettata, e verosimilmente anche tragicamente usata, per riporvi un oggetto specifico. Un oggetto triste, di quella tristezza inconfutabile che gli viene non solo dall’uso cui è destinata, ma finanche dalla sua brutta forma, bislunga e mascellona. Dicevo che non è stato facile. Già, perché il primo dei mercanti che la teneva in esposizione la vendeva solo corredata del suo funesto contenuto. Quando l’ho vista, l’ho aperta per vedere cosa vi fosse riposto, e non ho capito subito. Ho dovuto infilarvi una mano, afferrare l’oggetto e sfilarlo un poco. Sono bastati pochi centimetri per capire cosa contenesse la borsa che a me tanto piaceva: in mano avevo una maschera antigas! Completa di filtri di scorta e tubo flessibile. Tutto ordinatamente riposto negli spazi ricavati con una tela blu all’interno della borsa. E’ stato allora che ho chiesto se potevo acquistare solo la borsa, ma il ragazzo spettinato e dalla barba incolta con segni tanto meravigliati quanto inequivocabili mi ha fatto capire che i beni non erano separabili. L'ho trovata su un’altra bancarella. Anzi, è stata Ma a trovarmela. Ma non credo si sia accorta che era lo stesso modello di quella vista prima. L’ho presa, e non ho detto niente. L’ho spolverata con la mano, ho messo a posto i tanti laccetti, e vi ho riposto gli oggetti comprati in quella tiepida mattinata magiara: una vecchia borraccia dalla forma inusuale, un improbabile schiacciapatate in duralluminio, delle monete d’altri tempi e d’altri luoghi. Più la mia macchina fotografica. E me ne sono andato in giro così, soddisfatto del mercato, della borsa e del suo nuovo contenuto. Ora la borsa se ne sta sul tappeto di casa mia, vicino al mio zaino. Ed io la guardo. Voglio dire: se una borsa costruita per riporvi uno strumento usato per difendersi dalla barbaria di gas veleniferi ed assassini, può essere ora usata per girare il mondo portandosi appresso una macchina fotografica… bhè, mi fa piacere essere testimone di questo cambiamento. Credo che nel mondo ci siano ancore troppe maschere antigas e troppo poche macchine fotografiche, ma la speranza che nutro per un futuro migliore si alimenta anche di storie come questa. La storia di una borsa vecchia, stinta e fuori moda. Spero sempre più fuori moda.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Si,avevo visto che era la stessa.E sono stata contenta che fosse vuota.Mi spiace solo che tu ti sia ripreso il legnetto che mi avevi regalato con tanto affetto!!;0)

Anonimo ha detto...

non avevo capito che funzione aveva. per farmi perdonare ti regalerò un tronco di quercia.