Viene dalla Tanzania. E’ di un anonimo artista locale. Non è esposto in una prestigiosa galleria d’arte, né in un famoso museo africano. Si trova in Italia. Per la precisione nella sala di casa mia. Sopra il divano, per precisione estrema. Me lo ha portato Patrizia. Devo dire che ha colto nel segno: mi piace moltissimo. Una tribù che balla. Direi che più di tutto dà un senso di diversità. Nonostante l’impressione che può dare alla prima veloce occhiata, in cui sembra un gruppo di ballerini e ballerine uguali tra loro. Mi pare invece la rappresentazione del modo in cui ognuno, a modo suo, interpreta questa danza tribale. Che non è uno di quei balli di gruppo in cui tutti si muovono all’unisono. Né una coreografia da varietà del sabato sera. Bensì una danza in cui ciascuno è libero di muovere il proprio corpo trasportato dalla musica. E persone diverse interpretano diversamente lo stesso ritmo. Ne scaturisce un’immagine che dà forte un senso di movimento, divertimento, condivisione, allegria, amicizia e, per l’appunto, diversità.
lunedì, gennaio 02, 2006
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