Sono sempre venuto qui, fin da quando ero bambino. Seduto per terra, appoggiato al muro, osservo lo specchio dacqua in cui il Naviglio Grande ed il Naviglio Pavese si incontrano. La Darsena: scenografia ideale per mille situazioni, per le tante rappresentazioni degli inconsapevoli attori che da sempre ne animano le rive. I pescatori che si ostinano a gettare le loro lenze in queste acque. I bimbi che non si stancano mai di tirare il pane alle oche. Gli adolescenti che vengono a scambiarsi i primi baci vergognosi. I pittoreschi mercanti che al sabato danno vita alla consueta fiera. Mi piace di notte. Quando nella quiete posso rivedere tutte queste scene. La Darsena mi affascina, e mi fa sentire a mio agio. Stanotte però l'atmosfera è diversa. Irreale. Sarà la nebbia che si alza dalle acque stranamente immobili. O l'insolito colore della luce della Luna, che filtra attraverso le nuvole che si rincorrono. O il silenzio, che raramente è di questa portata a Milano. Mi sento un po' strano, come ipnotizzato. Mi rendo improvvisamente conto che è molto tempo che sono qui seduto. Sono sudato. Più in la vedo un uomo in piedi sull'argine. Guarda l'acqua e fuma. Provo ad alzarmi ma non ci riesco. Mi pare di avere un macigno sul petto. Il tipo si volta e mi osserva un po', poi getta la sigaretta e lentamente inizia a venire verso di me. Cammina, ma i suoi passi non fanno alcun rumore. Ho l'impressione che le nubi in cielo si siano fermate. Non capisco cosa succede, mi sento oppresso. Il cielo pare volermi schiacciare ed un'ansia infinita mi pervade. Vorrei asciugarmi il sudore, ma le braccia mi pesano. Non posso muoverle. L'ansia si trasforma in paura e la paura in terrore. L'uomo che fumava mi ha raggiunto ed è in piedi vicino a me. Non sembra accorgersi del mio panico. Ha un aspetto serio ma vagamente familiare. Quasi rassicurante. Resto stupito sentendo il tono della mia voce che gli chiede aiuto. Mi porge una mano, e senza alcuna difficoltà l'afferro e mi alzo. Una volta in piedi mi sento subito meglio. Stringendo la mano dell'uomo ho percepito come un sollievo, che si è propagato al braccio ed a tutto il corpo. Mi sento leggero, rilassato. Sorrido pensando alla paura che stavo provando, senza nemmeno riuscire a ricordare cosa mi stesse spaventando. Grazie per l'aiuto dico all'uomo, finalmente con la mia solita voce decisa. "Di niente, sono qui apposta. Questo è il mio lavoro" mi risponde. Incuriosito domando "Quale lavoro?". "Io aiuto le persone a sollevarsi da questa terra. Non sempre è facile come per lei". Si accende un'altra sigaretta e mi sorride. Ha un'aria simpatica. Sorrido anch'io, mostrando però di non aver colto la battuta. Riprende "Mai nessuno capisce al volo chi sono. Comunque questa sera aiuto lei". Lo scherzo mi diverte, mi viene quasi da ridere. L'aria ora è più fresca, ed il silenzio è rotto dai consueti rumori della notte. Sento voci di ragazzi che si avvicinano. "Ma lei scherza sempre così con gli sconosciuti?". D'un tratto le voci dei ragazzi si fanno concitate "Ci vuole un dottore". Mi giro e vedo me stesso riverso nel punto in cui ero seduto. I ragazzi mi scuotono. Smarrito guardo di nuovo l'uomo. "Andiamo, è ora di andare" mi dice. Lo seguo, senza nemmeno dover camminare. Mi volto ancora, incredulo. Vedo persone che corrono. E le luci di un'ambulanza. La Darsena si anima per offrirmi un'altra delle sue rappresentazioni. L'ultima.
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