giovedì, giugno 23, 2005

Il significato delle canzoni

Tante volte mi sono soffermato a riflettere sul significato del testo di qualche canzone. Cosa voleva comunicare l'autore? Ci è riuscito? Mi ritrovo nel testo della sua canzone? Ho sempre ammirato chi ha la capacità di scrivere una canzone che riesca ad esprimere ed a trasmettere delle sensazioni. In particolare sono arrivato alla conclusione che non è tanto importante capire il significato che l'autore intendeva riversare nelle sue parole, quanto trovare un significato proprio. Che potrebbe essere lo stesso dell'autore, ma anche un'altro. Intendo dire: un testo potrebbe essere interpretato diversamente da persone con diversi caratteri o con diverse esperienze. Oppure un testo potrebbe essere interpretato in maniera differente da una stessa persona ma in diversi momenti, a seconda dello stato d'animo partocolare in cui si trova questa persona. E questa cosa la trovo molto bella.
La morale che ricavo da questi ragionamenti è: trovo che una canzone sia una bella canzone quando ti permette di provare delle sensazioni, indipendentemente da che sensazioni sono, ed indipendentemente dal pensiero dell'autore.

E poi ti dicono
Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera
Ma è solo un modo per convincerti
a restare chiuso dentro casa quando viene la sera
da "La storia" di Francesco De Gregori

Questa canzone è bellissima, dà i brividi. In questo passaggio non so cosa volesse dire De Gregori, ma a me fa venire in mente tutte le persone che giustificano i propri errori dicendo che sono errori che fanno tutti. Oppure chi ti dice di non preoccuparti per un errore che hai fatto, e te lo dice solo perchè è un errore che fa anche lui. E cercando di assolvere te si auto-assolve anche lui. Con il risultato che quando viene la sera, cioè quando sei di fronte ad un problema, fai finta di niente e resti chiuso dentro casa. Invece di uscire, rimboccarti le maniche e fare del tuo meglio per corregere l'errore che hai fatto. Per migliorare questo oggi, che domani diventerà la storia. A voi fa pensare qualcosa di diverso?

giovedì, giugno 16, 2005

Questa sera aiuto lei

Sono sempre venuto qui, fin da quando ero bambino. Seduto per terra, appoggiato al muro, osservo lo specchio dacqua in cui il Naviglio Grande ed il Naviglio Pavese si incontrano. La Darsena: scenografia ideale per mille situazioni, per le tante rappresentazioni degli inconsapevoli attori che da sempre ne animano le rive. I pescatori che si ostinano a gettare le loro lenze in queste acque. I bimbi che non si stancano mai di tirare il pane alle oche. Gli adolescenti che vengono a scambiarsi i primi baci vergognosi. I pittoreschi mercanti che al sabato danno vita alla consueta fiera. Mi piace di notte. Quando nella quiete posso rivedere tutte queste scene. La Darsena mi affascina, e mi fa sentire a mio agio. Stanotte però l'atmosfera è diversa. Irreale. Sarà la nebbia che si alza dalle acque stranamente immobili. O l'insolito colore della luce della Luna, che filtra attraverso le nuvole che si rincorrono. O il silenzio, che raramente è di questa portata a Milano. Mi sento un po' strano, come ipnotizzato. Mi rendo improvvisamente conto che è molto tempo che sono qui seduto. Sono sudato. Più in la vedo un uomo in piedi sull'argine. Guarda l'acqua e fuma. Provo ad alzarmi ma non ci riesco. Mi pare di avere un macigno sul petto. Il tipo si volta e mi osserva un po', poi getta la sigaretta e lentamente inizia a venire verso di me. Cammina, ma i suoi passi non fanno alcun rumore. Ho l'impressione che le nubi in cielo si siano fermate. Non capisco cosa succede, mi sento oppresso. Il cielo pare volermi schiacciare ed un'ansia infinita mi pervade. Vorrei asciugarmi il sudore, ma le braccia mi pesano. Non posso muoverle. L'ansia si trasforma in paura e la paura in terrore. L'uomo che fumava mi ha raggiunto ed è in piedi vicino a me. Non sembra accorgersi del mio panico. Ha un aspetto serio ma vagamente familiare. Quasi rassicurante. Resto stupito sentendo il tono della mia voce che gli chiede aiuto. Mi porge una mano, e senza alcuna difficoltà l'afferro e mi alzo. Una volta in piedi mi sento subito meglio. Stringendo la mano dell'uomo ho percepito come un sollievo, che si è propagato al braccio ed a tutto il corpo. Mi sento leggero, rilassato. Sorrido pensando alla paura che stavo provando, senza nemmeno riuscire a ricordare cosa mi stesse spaventando. Grazie per l'aiuto dico all'uomo, finalmente con la mia solita voce decisa. "Di niente, sono qui apposta. Questo è il mio lavoro" mi risponde. Incuriosito domando "Quale lavoro?". "Io aiuto le persone a sollevarsi da questa terra. Non sempre è facile come per lei". Si accende un'altra sigaretta e mi sorride. Ha un'aria simpatica. Sorrido anch'io, mostrando però di non aver colto la battuta. Riprende "Mai nessuno capisce al volo chi sono. Comunque questa sera aiuto lei". Lo scherzo mi diverte, mi viene quasi da ridere. L'aria ora è più fresca, ed il silenzio è rotto dai consueti rumori della notte. Sento voci di ragazzi che si avvicinano. "Ma lei scherza sempre così con gli sconosciuti?". D'un tratto le voci dei ragazzi si fanno concitate "Ci vuole un dottore". Mi giro e vedo me stesso riverso nel punto in cui ero seduto. I ragazzi mi scuotono. Smarrito guardo di nuovo l'uomo. "Andiamo, è ora di andare" mi dice. Lo seguo, senza nemmeno dover camminare. Mi volto ancora, incredulo. Vedo persone che corrono. E le luci di un'ambulanza. La Darsena si anima per offrirmi un'altra delle sue rappresentazioni. L'ultima.